Come comprare in modo consapevole

novembre 26th, 2014 No Comments

junk food spesaMolto spesso sulla mia pagina Face­book con­di­vido noti­zie e foto­gra­fie riguar­danti pro­dotti indu­striali, con eti­chette che elen­cano una serie infi­nita di nomi incom­pren­si­bili, ingre­dienti arti­fi­ciali, colo­ranti, con­ser­vanti, addi­tivi, adden­santi, e chi più ne ha più ne metta, utili solo a livello com­mer­ciale ed indu­striale per aumen­tare la durata degli ali­menti, ren­derne il sapore più sti­mo­lante, l’aspetto più invi­tante, etc. ma con effetti incerti sulla nostra salute.
I pro­dotti ali­men­tari indu­striali soli­ta­mente pre­sen­tano con­fe­zioni stu­diate ad hoc per attrarre e invo­gliare all’acquisto il con­su­ma­tore fret­to­loso, come ad es. scritte sul fronte par­ziali, ten­den­ziose e ingan­ne­voli, o colori che richia­mano idee di salute, di genui­nità, etc. ma non rispec­chiano affatto il contenuto.

Spesso capita anche di sen­tire al tele­gior­nale noti­zie rela­tive alla pro­ve­nienza di pro­dotti fre­schi, con­fe­zio­nati, bio­lo­gici, ad ani­mali alle­vati con anti­bio­tici e ali­menti OGM, e molte altre situa­zioni che ci allar­mano e che ci fanno sen­tire impo­tenti e manipolati.

E così viene da chie­dersi: come pos­siamo distri­carci in que­sto mondo dove il cibo è con­si­de­rato come merce e quindi segue le regole del mer­cato e del pro­fitto più che della salute pub­blica, e dove il mar­ke­ting orienta e influenza le scelte del con­su­ma­tore ben al di là del con­te­nuto e della qua­lità di un pro­dotto? Come fac­ciamo a sapere che cosa c’è dav­vero in quello che com­priamo e man­giamo, e ad orien­tare meglio i nostri acqui­sti? Come pos­siamo difen­derci e tute­larci, se non ci pos­siamo fidare di quello che ci dice la pub­bli­cità, o le eti­chette, spesso incom­plete per­ché non ci sono leggi che obbli­gano i pro­dut­tori a dichia­rare certe infor­ma­zioni in etichetta?

Innan­zi­tutto, dob­biamo impa­rare a con­si­de­rare la spesa come un momento impor­tante, a cui dedi­care tempo ed atten­zione, e diven­tare con­su­ma­tori più attenti e cri­tici. Spesso com­priamo in maniera distratta e veloce dando per scon­tato che quello che appare sulla sca­tola sia tutto quello che c’è da sapere, senza farci tante domande. Ini­ziamo invece a leg­gere meglio le eti­chette, ad esplo­rare il pro­dotto per sapere che ingre­dienti ci sono e in che per­cen­tuale, se ci sono frasi ingan­ne­voli, se è spe­ci­fi­cata la pro­ve­nienza, e tanti altri det­ta­gli impor­tanti sulla pro­du­zione, sulla mate­ria prima.

Non lascia­moci ingan­nare da un pac­ka­ging attraente o ras­si­cu­rante, non com­priamo con le emo­zioni pilo­tate dai mes­saggi ten­den­ziosi e pieni di ste­reo­tipi delle pub­bli­cità, ma andiamo al sodo, per­ché è il con­te­nuto che finirà nelle nostre case e nel nostro corpo. E usiamo que­sti cri­teri non solo nel super­mer­cato ma anche nel nego­zio bio, dove si tende a far cre­dere che tutto quello che viene ven­duto sia per defi­ni­zione sano.

Un’altra cosa che non fac­ciamo mai, è chie­dere. Abbiamo una spe­cie di pudore per cui com­priamo senza fare domande come se volesse dire dubi­tare della buona fede del nego­ziante, o del risto­rante dove andiamo a cena. Invece dob­biamo comin­ciare a dare meno cose per scon­tate e capire a fondo quello che stiamo com­prando o che abbiamo nel piatto. E l’unico modo è impa­rare a fare domande. Quando andiamo dal panet­tiere, dal macel­laio dal frut­ti­ven­dolo, o anche a cena fuori, è una cosa impor­tante e legit­tima sapere se il pesce è stato alle­vato o pescato e dove, se la farina uti­liz­zata per il pane è stata maci­nata a pie­tra o per quanto tempo è stata lie­vi­tata la pizza; se i polli sono stati alle­vati all’aperto, se i vitelli sono cre­sciuti allo stato brado man­giando erba o piut­to­sto in alle­va­menti inten­sivi a suon di anti­bio­tici e man­gimi. Fare domande non solo ci tutela e ci dà ele­menti per sce­gliere meglio, ma mette anche in allerta chi offre un pro­dotto, per­ché que­sto signi­fica che gli acqui­sti si stanno orien­tando verso spesa supermercato 5altri tipi di stan­dard ed ele­menti che il ven­di­tore dovrà per forza tenere in considerazione.

E a volte le rispo­ste saranno eva­sive o non ci saranno pro­prio ma solo perseverando nelle nostre curiosità e facendo acquisti con maggior attenzione pos­siamo pro­muo­vere una cul­tura che por­terà a sua volta chi vende ali­menti a fare domande a chi li produce.

Appro­fon­dire richiede tempo, pazienza, atten­zione, ma ripaga in ter­mini di salute per­so­nale e fami­liare. In più in que­sto modo daremo un impor­tante con­tri­buto per cam­biare il mondo intorno a noi per­ché un con­su­ma­tore più attento e con­sa­pe­vole dirot­terà gra­dual­mente ma ine­so­ra­bil­mente l’offerta verso pro­dotti più salutari.

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