Certo, quando si intra­prende una strada nuova e pro­met­tente per rimet­tersi in forma, stare meglio, per­dere peso, ecc. in par­ti­co­lare dopo tanti ten­ta­tivi fal­liti, le aspet­ta­tive sono alte, così come la spe­ranza che que­sta volta possa fun­zio­nare dav­vero. Fan­ta­stico — direte voi — que­sto è il miglior modo di comin­ciare! Invece non è così. Il pro­cesso di cam­bia­mento delle abi­tu­dini, ali­men­tari o di stile di vita che siano, infatti, non fun­ziona in que­sto modo. È come il dima­gri­mento: non tutti i dima­gri­menti sono uguali, posi­tivi, o dura­turi; dipende da come si dima­gri­sce, in quanto tempo, e da quante nuove buone abi­tu­dini e sere­nità que­sto dima­gri­mento porta con sé.

tempoCosì è allo stesso modo per il nostro cer­vello, riguardo le abi­tu­dini che abbiamo con­so­li­dato durante tutta la nostra vita: più il cam­bia­mento che poniamo è dra­stico, improv­viso e rapido, non tiene conto di quello che è stato fino a quel momento, più sarà dif­fi­cile l’adattamento a tali dif­fe­renze, che risul­te­ranno fati­cose, for­zate, inso­ste­ni­bili nel lungo periodo; que­sto ine­vi­ta­bil­mente por­terà a farci man­care le vec­chie, meno salu­tari ma ben cono­sciute e con­for­te­voli abi­tu­dini. E ciò accade solo per­ché non siamo ancora arri­vati ad impo­stare e con­so­li­dare sere­na­mente una nuova rou­tine, un nuovo set di com­por­ta­menti più salu­tari ma altret­tanto con­for­te­voli dei pre­ce­denti, che non richie­dano sforzo e siano, così, altret­tanto auto­ma­tici, sod­di­sfa­centi e soste­ni­bili nel tempo. Per fare que­sto, ci vuole il tempo (e il modo) neces­sa­rio.

È come se ci fosse l’aspettativa che aver capito qual è il pro­blema per­metta magi­ca­mente di cam­biare, risol­vere tutto, subito; come se la com­pren­sione razio­nale si possa tra­durre all’istante in realtà fat­tuale. Ma prima occorre pren­dere con­fi­denza con le novità. Pren­dere le misure, saperne di più, impra­ti­chirsi. All’inizio si riu­scirà una volta su 10, poi due, poi cin­que. Poi si tor­nerà un po’ indie­tro, ma sapendo che que­sto è parte nor­male di ogni pro­cesso di cam­bia­mento delle abi­tu­dini, si andrà ancora avanti, e sem­pre più agevolmente.

È la dire­zione che conta, non la velo­cità. E poi si comin­cerà a spe­ri­men­tare un nuovo benes­sere; e ad apprez­zarlo. Pen­sare di riu­scire a tra­sfor­marsi subito al 100% invece, come se non aves­simo una sto­ria, un pas­sato, un corpo pro­vato dal cibo sba­gliato, da tante diete e dalla seden­ta­rietà, un cer­vello che fun­ziona in un certo modo, dei gusti per­so­nali da modi­fi­care, una socia­lità e un con­te­sto impo­stati sulle vec­chie abi­tu­dini, ecc. igno­rare tutto ciò por­terà ine­vi­ta­bil­mpathente ad uno sco­rag­gia­mento con­tro­pro­du­cente che ci farà  riu­scire sem­pre di meno nell’intento ogni giorno, sco­rag­gian­doci ancora di più, fino al fal­li­mento: se le aspet­ta­tive sono troppo ele­vate, i suc­cessi otte­nuti giorno per giorno sem­bre­ranno sem­pre troppo pic­coli rispetto a quello che ancora non ho otte­nuto, e ciò por­terà a rinun­ciare, quando invece il cam­bia­mento è pro­prio lì, è già ini­ziato, ed occorre solo pro­se­guire su quella strada passo passo per arri­vare final­mente al risul­tato desi­de­rato, e man­te­nerlo nel tempo.

Mi ritrovo spesso a chie­dere ai miei pazienti: — Scusi, ma per quanto tempo ha man­giato in que­sto modo? Per quanto tempo ha man­te­nuto que­ste abi­tu­dini? E anche: da quanto tempo “lotta” con­tro il cibo, lo tratta come un nemico? E così via. Rispo­sta: — Da sem­pre — E allora chiedo: — Quanto sarà, 50 anni? 40? 30? Rispo­sta: — Tutta la vita. — Come si può ragio­ne­vol­mente pen­sare che due o quat­tro set­ti­mane bastino per can­cel­lare com­ple­ta­mente ciò che si è fatto per una vita intera? Solo per­ché si è capito dove si deve cam­biare? Se bastasse capire razio­nal­mente che una cosa è sba­gliata per non farla, o bastasse volerlo, non ci sarebbe un solo fuma­tore sulla fac­cia della terra.

Il punto è che per arri­vare ad avere quelle tanto natu­rali abi­tu­dini, gusti, abi­lità in cucina, ecc. ci sono voluti anni e anni. Cul­tura, sto­ria fami­liare, emo­zioni, gusto per­so­nale, ma soprat­tutto tanta, tanta pra­tica hanno por­tato a ren­derle tali. Se pre­tendo di vivere le nuove abi­tu­dini in modo spon­ta­neo e natu­rale prima che que­sto pro­cesso di appren­di­mento e con­so­li­da­mento avvenga, mi arrab­bierò, pen­serò di non essere in grado, mi sen­tirò fru­strato, e lo vivrò come l’ennesimo fal­li­mento. Quando invece basta con­ti­nuare a pro­vare, spe­ri­men­tare, e aspettare che il processo maturi con i suoi tempi per ottenere i risultati naturalmente e senza forzature.

La chiave a que­sto punto con­si­ste nelle aspet­ta­tive rispetto al rag­giun­gi­mento degli obiet­tivi o dei risul­tati attesi. Il pro­cesso di cam­bia­mento fun­ziona così e non posso for­zarlo o pre­ten­dere di cam­biarlo. Posso solo age­vo­larlo, seguendo la dire­zione che cono­sco, con fidu­cia, aper­tura, e senza fretta; abban­do­nando l’auto-giudizio a cui ci sottoponiamo continuamente ma che è basato su valutazioni di noi stessi e di quello che stiamo facendo spesso parziali o fuorvianti; pro­ce­dendo un gra­dino alla volta; e rico­no­scendo i suc­cessi che si mettono in atto ogni giorno, piut­to­sto che con­si­de­rare solo ciò che ancora è da realizzare per raggiungere la meta finale.

bruco farfalla cambiamento